CIRÂN
LA BOCCA DELLA VERITÀ DELL’AMORE
©Stile Teatrale
Commedia sperimentale in quattro quadri tradotta in idioma emiliano ispirata alla figura di Cyrano di Bergerac
Cast:
Luca Criscuoli (Cirân) Julia Rossi (Rossana) Alessandro Calabrò (Cristian)
Aldo Carboni (C. ed Vian) Andrea Terzi (Vis. Valveird) Giorgio Vinsani (Ms. Veinsol)
Regia: Stile Teatrale
Scenografia: Alice Benazzi Costumi: Francesca Messori
Direttore di scena: Davide Scaccianoce Assistente: Elena Rocca
Tecnico di compagnia: Andrea Morselli |Scratch Studio
Costruzioni e decorazioni: Marco Corbelli Realizzazioni sartoriali: Monica Salsi
Maestro Arti Marziali: Davide Massari Effetti: Giuliano Iori, Sergio Zancoghi
Produzione: Daria De Luca
Una produzione: Associazione Culturale Cinqueminuti e Centro Sociale Rosta Nuova
In collaborazione con: Fondazione I Teatri e ANCeSCAO Reggio Emilia
con il sostegno di:
Comune di Reggio Emilia, Comune di Correggio, Comune di Guastalla,
Comune di Castelnovo ne’ Monti e Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano
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CIRÂN La bocca della verità d’Amore è uno spettacolo che rinnova in dialetto emiliano le imprese di Cyrano de Bergerac.
Recitato in dialetto da attori professionisti -dunque non “dialettale”- teatro provinciale ma senza “provincialismo”, il Cirân è di sicuro un riguardoso omaggio reso a una lingua che, sollecitata in modo garbato, ha espresso tutta la sua eleganza.
Ma al di là dell’operazione linguistica, il tema della passione di Cyrano viene qui correlato in forma critica alle visioni del presente: non dunque un Cyrano classicamente afflitto da un naso mostruoso, ma un Cirân preda della mostruosità interiore che condanna l’innamorato respinto a volere il bene dell’altro facendo del male a se stesso.
Teatro d’elite? No, poiché la critica sopravviene senza rigori vendicativi, e la demolizione del discorso “mostruoso” è condotta dai personaggi secondo una tecnica amorosa che nobilita le carezze e le stilettate di una lingua ancestrale, accessibile a un’intera comunità.
Teatro popolare? Certamente non popolano, come lo immaginano coloro che ritengono il popolo adatto solo alle burle grossolane, alla facile sentimentalità, alla morale scandalistica, al turpiloquio, alla sessualità…
UN PROGETTO TEATRALE che rinnova nel presente la tradizione del teatro in vernacolo, con l’obiettivo di estendere il suo nucleo espressivo anche al repertorio letterario classico e moderno, rivolgendosi a un pubblico più ampio, non solo locale o generazionale.
Un processo analogo ma più avanzato si può osservare ad esempio nel campo della musica, che da tempo non esita ad amalgamare in forme nuove elementi linguistici indifferenziati (etno-rock, etc)
Dunque non si tratta di un ripescaggio nostalgico del dialetto, talvolta ridotto a cliché grossolano, ma del tentativo di restituire vitalità, forma poetica e decoro scenico ad un patrimonio dalle potenzialità ancora inesplorate.
Ecco la scommessa: il dialetto come lingua viva, spregiudicata, che non insegna ma apprende, si arricchisce, si contamina di nuove espressioni, provenienti da altre realtà linguistiche, in una parola si reinventa. Ma anche: il dialetto come lingua matura, capace di esprimere la molteplicità degli stati d’animo dell’uomo e la complessità dei conflitti presenti nel grande teatro, sulla scorta di autori come Ruzzante, Della Porta, Goldoni, Testori, Pasolini.
A titolo sperimentale, volendo cercare un testo classico, noto al pubblico, che possedesse la grazia della poesia, le sottigliezze del linguaggio amoroso, le sfumature psicologiche nei personaggi, la scelta è caduta di comune accordo sul Cirano di Bergerac.
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DISTRIBUZIONE:
stagione estiva 2017 e stagione artistica 2017/18
CONTATTI: +39 347 4416833 | info@cinqueminuti.eu
